DIOCESI: A FAENZA UN DECRETO SULL’USO DELLE CAMPANE, NO ALLE "MODE" DEL "CARILLON", SÌ AL "CAMPANARO"

"Per i segnali liturgici si usi il suo delle campane secondo la tradizione locale; si eviti di introdurre mode che non appartengono alla nostra cultura, come il suono di carillon che riproducono Ave Maria più o meno note". E’ una delle raccomandazioni fornite da mons. Claudio Stagni, vescovo di Faenza-Modigliana, che ha emesso un decreto sull’uso "corretto" delle campane nelle chiese della diocesi. Mai prima delle 7 e dopo le ore 22, ammonisce il presule, che ricorda come "da tempo immemorabile l’uso delle campane è espressione religiosa della comunità ecclesiale, strumento di richiamo per le celebrazioni liturgiche e per altre manifestazioni della pietà popolare, e segno che caratterizza momenti significativi della vita della comunità cristiana e di singoli fedeli". Da qualche tempo, però, ammette il vescovo, "si presentano difficoltà e problemi in parte dovuti alle mutate condizioni della vita, in parte a pregiudizi ideologici, e in parte alle norme civili in materia di inquinamento acustico". Di qui la necessità di una regolamentazione sull’uso e sulla "conservazione" delle campane, strumenti musicali soggetti alla tutela prevista per i beni artistici e culturali, sia da parte della Chiesa, sia da parte dello Stato. Regolare l’intensità del suono, orientare i diffusori in modo che nella loro traiettoria non incontrino abitazioni troppo vicine, moderare la durata dei segnali liturgici: sono alcuni consigli del vescovo, che tra le figure da valorizzare cita quella del "campanaro", che svolge "un vero e proprio ministero, al servizio della liturgia e della vita della comunità cristiana".