"L’avventura umana e cristiana dei coniugi Rosetta e Giovanni Gheddo è un dono singolare di Dio per gli uomini e le donne del nostro tempo; un esempio di vita evangelica possibile a tutti, una testimonianza incoraggiante soprattutto per tanti genitori in affanno di fronte alle tante violente aggressioni di una cultura attraversata dai venti contro la famiglia". È quanto afferma l’arcivescovo di Vercelli, mons. Enrico Masseroni, che aprirà, il 18 febbraio, il processo diocesano per la beatificazione dei coniugi Gheddo, i quali, sottolinea l’arcivescovo, "con la luce della loro testimonianza, radicalmente fedeli ad un Vangelo preso alla lettera, giorno dopo giorno, nel lavoro e nella prova, nella croce e nella gioia, nella speranza e nell’amore, hanno un compito di rappresentanza, che è quella di dare voce a tante figure splendide di genitori cristiani forgiati dalla grazia che hanno portato fino in fondo il sigillo dello Spirito Santo". "Rosetta e Giovanni – prosegue mons. Masseroni – erano membri ferventi e impegnati dell’Azione Cattolica, l’associazione che ha creato in Italia una grande scuola di santità laicale: oggi occorre ravvivare, far rifiorire questa scuola di santità, nella ferma convinzione che la santità è l’unica parola profetica che la Chiesa del nostro tempo ha da gridare, per rievangelizzare in profondità il nostro popolo".