Serra e Nasone hanno sottolineato anche che dal 2002 ad oggi sono stati stanziati per la Calabria oltre 140 milioni di euro dal Fondo nazionale per le politiche sociali che invece di essere assegnati ai comuni per la realizzazione dei piani sociali di zona, come previsto dalla Legge, sono stati impegnati per “interventi discrezionali e spesso assistenzialistici direttamente dalla Regione”. E mentre in molti “speravano che la nuova amministrazione regionale consentisse finalmente l’applicazione della L.R. 23, il Consiglio Regionale ha deciso di ridurre l’impegno economico sul relativo capitolo. Non comprendiamo le ragioni di tale scelta”. “Tagliare le risorse per il sociale – concludono i firmatari della missiva – vuol dire non investire su un bene primario che è la coesione sociale, che rappresenta una pre-condizione essenziale per lo sviluppo economico, come riconosciuto da tempo dall’Unione Europea” e “rinunciare a costruire sistemi di contrasto alla cultura mafiosa, che rende velleitaria ogni prospettiva di crescita”. Tutto questo la Calabria “non può permetterselo”.