CATECUMENATO DEGLI ADULTI: LAVORATORI CINESI E ALBANESI, NIGERIANE VITTIME DELLA TRATTA. TRA GLI IMMIGRATI MOLTI CHIEDONO IL BATTESIMO

Cinesi e albanesi che scoprono in Italia la fede cattolica; nigeriane e bulgare liberate dalla tratta che chiedono di essere preparate al battesimo. In un mini dossier su Migranti-press, il notiziario della Fondazione Migrantes, vengono portate alcune testimonianze sul catecumenato degli adulti tra gli immigrati. Nelle diocesi di Treviso e Vittorio Veneto, ad esempio, i cinesi sono circa 4.000. Già una decina di anni fa venne avviato un gruppo di catecumeni, con tre giovani cinesi ed un adulto che ricevettero il Battesimo durante la Veglia Pasquale. Ad accompagnarli, un ex missionario in Cina, padre Francesco Pavin. "Ora in diocesi la comunità cattolica cinese è formata da 34 persone – racconta il diacono Franco Filipputi, dell’ufficio catechistico di Treviso – e si incontra una volta al mese nella Chiesa che il vescovo a messo a loro disposizione". Dal 2003 è attivo a Castelfranco anche un doposcuola per i bambini cinesi e non sono rari i casi di famiglie cinesi che mandano i propri figli al catechismo in parrocchia. Con gli albanesi, invece, per i quali sono allo studio degli appositi sussidi pastorali, è richiesta "delicatezza e pazienza – spiega don Pasquale Ferraro, coordinatore nazionale – per un veloce recupero degli elementi spirituali che hanno perso durante 50 anni di comunismo". A Caserta alcune suore Orsoline gestiscono invece Casa Rut, un centro di accoglienza per donne migranti sole o con figli piccoli. Donne che erano vittime della tratta e che qui hanno trovato accoglienza "contro i vampiri che fanno razzia di queste donne poste in vendita sulla strada – dice suor Silvana -. Eppure, sottratte alla prostituzione, molte di loro si incamminano su quella dell’evangelizzazione, fino a giungere al fonte battesimale".