STUPRO: PAZÉ (MINORIGIUSTIZIA), LA SENTENZA DELLA CASSAZIONE “È UN GROSSO PASSO INDIETRO”

Una decisione "grave", "un grosso passo indietro" in termini di legislazione minorile che sul piano culturale ripropone "un prototipo arcaico" di sapore medievale, segno di "una mentalità dura a morire" che sembrava invece superata grazie alle due recenti riforme in questo campo. E’ il parere di Piercarlo Pazé, direttore della rivista "Minorigiustizia", alla sentenza della terza sezione penale della Corte di Cassazione, che ha giudicato di "minore gravità" uno stupro nei confronti di una quattordicenne, in quanto quest’ultima aveva già "avuto rapporti sessuali". "I giudici – spiega l’esperto in un’intervista al Sir – hanno considerato delle attenuanti alcuni eventi che non possono essere considerati tali, come il fatto che la minorenne abbia purtroppo avuto esperienze sessuali troppo precocemente, mentre non hanno considerato come aggravanti tutta una serie di fattori": a partire dall’età della bambina, che "non è una donna ormai ‘persa’, e oggi fortunatamente si è tirata fuori da una situazione così brutta". Proprio tale "degrado familiare", sottolinea Pazé, costituisce un’altra aggravante, visto che "la bambina lo stava vivendo male", come dimostrano anche le "relazioni sessuali anticipate ed il cattivo rapporto con la madre"; c’è poi "l’abuso dell’autorità", tipico di questo tipo di convivenze familiari. "La gravità di una situazione va valutata dalla gravità delle conseguenze che ha subito la persona", ammonisce il direttore di "Minorigiustizia", facendo notare come nella sentenza in questione "ci si sia soffermati esclusivamente sulle conseguenze fisiche dello stupro, ignorando quelle psicologiche, molto gravi e che hanno forti ripercussioni negative sulla futura affettività della ragazza".