Farsi "portavoce e megafono" presso le loro comunità dei diritti dei lavoratori sanciti dalla legislazione italiana, a partire dal diritto alla "giusta renumerazione" e dall’applicazione del contratto nazionale di lavoro. Con questo scopo primario, l’ApiColf, associazione professionale italiana dei collaboratori/trici familiari, insieme alla Fondazione Migrantes e all’Ufficio Cei per i problemi sociale e del lavoro ha incontrato oggi a Roma una ventina circa di cappellani e operatori pastorali, cattolici e ortodossi, delle varie comunità cristiane dell’Est europeo in Italia. Erano presenti i rappresentanti delle comunità ucraine, rumene, russe, moldave, polacche e indiane. Sono infatti questi i paesi da cui maggiormente provengono le collaboratrici familiari. Scopo dell’iniziativa era far conoscere l’Associazione ApiColf e i servizi che offre, a partire dal sindacato Federcolf con la quale l’associazione lavora anche per la stipula del contratto di lavoro nazionale di categoria alla difesa, giuridica e gratuita, ai tesserati, "con o senza permesso di soggiorno e senza distinzione di nazionalità". "Abbiamo chiesto ai cappellani di venire qui oggi ha spiegato mons. Giovanni Celi, consulente nazionale dell’ApiColf – per poter essere loro i primi portatori delle nostre istanze, di come pensiamo e viviamo il servizio familiare, sia dal punto di vista spirituale e morale ma anche dal punto di vista legislativo e contrattuale. (segue)