"Oggi è evidente che" in Bosnia ed Erzegovina "la guerra si continua, ma con altri mezzi". Ad affermarlo l’arcivescovo di Vrhbosna Sarajevo, card. Vinko Puljic, a Roma con i vescovi bosniaci per la visita ad limina in Vaticano che ha inizio oggi. Il presule è intervenuto ieri pomeriggio alla conferenza stampa promossa dall’Azione cattolica italiana e dalla Conferenza episcopale di Bosnia ed Erzegovina su "A dieci anni dalla Conferenza di Dayton. Bosnia Erzegovina: un fallimento o un futuro multietnico?". Con gli accordi di Dayton (che il 21 novembre 1995 hanno messo fine a tre anni e mezzo di conflitto, ndr), ha proseguito il card. Puljic, "è stato creato un ordinamento ingiusto e strutturalmente insostenibile". A margine dell’incontro il presule ha anticipato il proposito di chiedere al Papa "una pressione della Santa Sede sulla comunità internazionale perché non vengono adottate le stesse misure per tutte le componenti religiose del Paese". In un sistema che "privilegia ortodossi e musulmani" è’ urgente, ha affermato, "creare per tutti uguaglianza e rispetto dei diritti". Per mons. Franjo Komarica, vescovo di Banja Luka, "l’attuale ordinamento", secondo il quale "i tre popoli della regione, bosniaci, serbi e croati, sono collocati in due entità politiche, ha legittimato, di fatto, la legge del più forte, danneggiando i croati, in maggioranza cattolici. Il 67% di essi è stato cacciato dalla propria terra durante la guerra, ma solo il 13% è riuscito a tornarvi". "Un ordinamento democratico e giusto ha osservato mons. Pero Sudar, vescovo ausiliare di Sarajevo -, si può costruire" solo la revisione di Dayton e con l’istituzione di "uno Stato autenticamente multietnico e multireligioso, superando l’attuale divisione in entità".” ” ” ”