"Spesso chi si esprime e agisce in nome dell’Islam non ha niente a che vedere con l’Islam, ma utilizza la religione per massacrare ed arrivare al suo obiettivo, cioè il potere". Parola di algerino che ha visto in 10 anni 150.000 persone uccise nel suo Paese a causa del terrorismo, e di giornalista che ha subito in prima persona repressioni e ha lottato per il diritto alla libertà di stampa. Omar Belhouchet, direttore di El Watan, il principale quotidiano indipendente in Algeria, ha aperto oggi a Montepulciano, con la sua testimonianza e analisi storico-politica, le Giornate dell’interdipendenza sul tema "Noi e l’Islam", prima edizione di un seminario per giornalisti organizzato da Acli, Legambiente, Comunità di S.Egidio e Movimento politico per l’unità. Vi partecipano un centinaio di giornalisti da tutta Italia. La prima sessione è dedicata al tema "Islam e terrorismo". Belhouchet è intervenuto anche in merito alla vicenda delle vignette satiriche, che "hanno scioccato gli algerini": "Io non sono religioso e ho lottato in prima persona per la difesa della libertà di stampa – ha precisato – ma anche i musulmani hanno il diritto di dire che si sentono insultati, anche se sarebbe stato preferibile avessero espresso le loro reazioni attraverso marce, manifestazioni e proteste pacifiche". "Nell’interesse dei Paesi islamici serve una riforma dell’islam, e gli imam sono invitati a rivederne alcuni punti, per adattarlo al mondo moderno. I nostri popoli hanno bisogno di libertà".