BIOETICA: BOMPIANI, "IL 50% DEGLI EMBRIONI CONGELATI NON PROSEGUE LO SVILUPPO"

"Il 50% degli embrioni congelati non prosegue lo sviluppo, perché danneggiato dal processo di scongelamento". A renderlo noto è stato oggi Adriano Bompiani, direttore dell’Istituto Scientifico Internazionale (Isi) dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, rispondendo oggi alle domande dei giornalisti, nel corso della conferenza stampa di presentazione del Congresso internazionale "L’embrione umano nella fase del reimpianto. Aspetti scientifici e considerazioni bioetiche", che si terrà in Vaticano il 27 e 28 febbraio in occasione della XII Assemblea generale della Pontificia Accademia per la Vita. "Anche se i media non diffondono queste notizie – ha detto Bompiani – ci sono ormai molti studi sugli effetti del congelamento degli embrioni e sulle sue possibilità di ripresa dopo il congelamento. L’ovocita fecondato, soprattutto se il congelamento avviene prima dell’avvicinamento dei due nuclei, il cosiddetto ‘ootite’ – ha spiegato l’esperto – produce il più delle volte una distruzione, difficile da riparare in seguito, delle proteine che costituiscono lo scheletro e poi consentono di proseguire lo sviluppo". Se invece l’embrione viene congelato più tardi, nella fase dei quattro blastomeri (3°/4° giorno), può succedere che uno o più blastomeri vengano danneggiati, influendo così sulla vitalità degli altri". Dopo lo scongelamento, ha ricordato Bompiani, l’embrione viene rimesso in coltura: "Se riprende, viene trasferito nell’utero della donna, altrimenti va perduto". Un "problema reale", questo, che le legislazioni europee "hanno affrontato con atteggiamenti diversi, soprattutto in Europa", ma che "i bioetici e i media hanno il dovere di segnalare".