"Votare a favore di un candidato le cui convinzioni non sono rispettose dell’embrione costituisce una complicità con l’omicidio di quest’embrione, e quindi una grave mancanza di carità". Lo ha detto Jean-Marie Le Mené, membro della Pontificia Accademia per la vita, durante la tavola rotonda che ha concluso il Convegno internazionale su "L’embrione umano nella fase del preimpianto", svoltosi in Vaticano in occasione dell’Assemblea generale dell’organismo della Santa Sede. Soffermandosi sul "dovere" di "proteggere per legge l’embrione nella fase preimpiantatoria", il relatore ha proposto di "creare, in ogni diocesi, una struttura strategica specializzata nel rispetto della vita, distinta dalla cura pastorale per la famiglia, composta di esperti convinti dell’umanità e della personalità dell’embrione", in modo da diffondere "una resistenza attiva al genocidio programmato dell’embrione nella fase del pre-embianto, anticamera della clonazione umana". Di qui la necessità di "imporre a tutti coloro che hanno una funzione di insegnamento o una responsabilità pastorale nella Chiesa, a livello parrocchiale, il dovere di esprimersi sistematicamente prima di ogni consultazione elettorale, ed almeno una volta all’anno", sui temi della vita. I politici cristiani, in particolare, per l’esperto "non dovrebbero accontentarsi di non fare" ma al contrario "hanno l’obbligo di fare proposte positive e innovative per proteggere l’embrione".