GIOVANI: CONVEGNO CEI. VITTORINO ANDREOLI (PSICHIATRA), LA FRAGILITÀ "PUÒ GENERARE UN NUOVO UMANESIMO"

"La fragilità non deve rappresentare un difetto. La società odierna ponendo modelli di forza e di successo genera molti sconfitti e pochi vincitori, ma anche questi, a loro volta, sono degli sconfitti perché destinati a cadere alla prima difficoltà. E quelli che si reputano furbi non sono felici". E’un’apologia della fragilità quella fatta dallo psichiatra Vittorino Andreoli al IX convegno nazionale della pastorale giovanile della Cei in corso a Lignano Sabbiadoro. Parlando delle fragilità dei giovani e degli adolescenti Andreoli ha ricordato quella del futuro segnata "dall’incapacità di fare un progetto", e quella della morte "senza la quale non si può parlare di futuro". A riguardo ha aggiunto: "come si fa a parlare del futuro senza pensare che questo ha un limite! Parliamo della morte. Oggi agli adolescenti mostriamo la morte come uno spettacolo invece di spiegarla". La fragilità dei giovani, secondo lo psichiatra, risiede inoltre, "nella scarsa percezione che hanno del passato. I nostri giovani non conoscono la storia della loro famiglia, dei loro nonni, degli sforzi fatti per crescerla. Non conoscono le loro radici" e nella percezione dei sentimenti. "Assistiamo – ha spiegato – ad un consumo dei sentimenti, all’inconsistenza dei legami. La più grande malattia degli adolescenti, oggi, è la solitudine anche quando sono in mezzo al gruppo. La solitudine si vince con i sentimenti, che non sono emozioni, il sentimento è un legame, una corresponsione, un dare e un ricevere tra due persone". Un ultima riflessione Andreoli l’ha dedicata alla voglia di sacro del mondo giovanile "la cui risposta –ha detto – sta nella religione. È il grande momento delle religioni molti giovani si dicono credenti e non lo sono e tanti si dicono atei. Per questo – ha concluso rivolgendosi ai presenti – date le risposte della religione al bisogno del sacro dei giovani".