” “Ci sono “ragioni politiche” dietro la nuova accusa, rivolta ad un cardinale ungherese, di essere stato un “prete spia” durante il regime comunista. È il parere di mons. András Veres, segretario della Conferenza episcopale ungherese, che ha commentato all’agenzia cattolica ungherese Magyar Kurír, la pubblicazione, nei giorni scorsi, di un articolo sul settimanale letterario-politico “Élet és Irodalom”, nel quale si menziona il cardinale László Paskai come agente attivo durante l’era comunista. “L’articolo non ci ha sorpresi ha detto mons. Veres – ma la scelta del momento è stata motivata evidentemente da ragioni politiche. Va notato che perfino lo stesso autore del testo afferma che la persona chiamata “insegnante” ha riferito esclusivamente di “rapporti benevoli”. Afferma inoltre che la qualificazione di questa persona come “agente” è una definizione fondata solo sull’apparenza. Il giudizio formulato alla fine dell’articolo rispecchia soltanto l’opinione dell’autore”. “La Conferenza episcopale ungherese ha ricordato mons. Veres – ha deciso tempo fa di erigere un comitato di ricerche storiche, non per ispezionare le singole persone, ma per chiarire la persecuzione subita dalla Chiesa nell’era comunista”. ” “