"Stiamo andando verso una sorta di self-abort: tra poco sarà possibile usare la pillola abortiva a casa, come fosse un contraccettivo e si rischia una sempre maggiore banalizzazione dell’aborto in parallelo ad una crescente deresponsabilizzazione dell’uomo e della donna che hanno generato il figlio. La madre diventa l’unica attrice della morte del feto: ma la legge 194 non tutelava la ‘salute’ di mamma e bambino?" A porsi la domanda è Mario Ippolito, presidente del Movimento per la vita delle Marche, in un servizio per SIR Regione, sulle prime interruzioni di gravidanza nelle Marche effettuate con l’utilizzo della Ru486. "La pillola abortiva aggiunge – non è un farmaco e non cura nessuna malattia. Anche se non è un intervento chirurgico, questo sistema non è meno traumatizzante per la donna: si tratta sempre di aborto". Il vero problema, per Andrea Speciale, presidente regionale del Forum delle associazioni familiari, "più che medico è culturale". "Dire che l’utilizzo della Ru486 è un sistema più ‘dolce’ di intervento che va a favore della salute della donna osserva Speciale – significa trattare una gravidanza alla stregua di una malattia che va curata con il minor danno possibile. Il messaggio che rischia di passare, soprattutto ai giovani, è che se vuoi fare un aborto non c’è problema, basta la pillola e passa tutto: ma non è così che si aiutano le persone a crescere e a sviluppare il senso di responsabilità per le proprie azioni".