Roma sta conoscendo “un modello di crescita originale” in grado di “coniugare elementi innovativi (nuove tecnologie, servizi avanzati alle imprese, un terziario più moderno, un notevole impulso all’industria turistica e culturale) con il mantenimento di un buon livello di coesione sociale e la capacità di fare tessuto fra le diverse realtà che accoglie ed integra”. Lo ha detto Giuseppe Roma, direttore generale del Censis, commentando i dati del “Rapporto su Roma. L’evoluzione della città al 2006” presentato questa mattina nella capitale. Una città caratterizzata da “buoni tassi di natalità (dal 2001 +6,6% rispetto al 5,4% nazionale), un’immigrazione in crescita e un capitale umano qualificato (i laureati sono il 17,1% della popolazione, più del doppio della media nazionale pari all’8,6%)”. Nonostante rimangano ancora nodi cruciali, come “la precarizzazione dei giovani nel lavoro, i problemi legati alla mobilità e all’inquinamento, e, anche se in diminuzione, la cosiddetta criminalità predatoria”, secondo il direttore generale Censis “Roma è anche una città solidale e ad alta densità di reti sociali in grado di rispondere alle esigenze dei gruppi più svantaggiati” e non solo a livello istituzionale (delle 15mila organizzazioni no-profit attive nella provincia oltre il 70% è localizzato nella capitale), ma anche su iniziativa spontanea dei cittadini (banche del tempo e volontariato ospedaliero). Ma Roma mantiene intatta anche la sua “vocazione multiculturale”. A fine 2004 erano 223.879 gli immigrati residenti e, “pur permanendo problemi di integrazione – ha concluso l’analista – l’amministrazione ha sempre tentato di non creare ghetti”. Secondo il Rapporto, la loro presenza nei diversi municipi varia dal 4% all’11% della popolazione. Sono 11.512 le imprese gestite da stranieri.” ” ” “