” “Mons. Basilios Georges Casmoussa, arcivescovo siriano di Mossoul, ricorda che nel Paese “la presenza americana è vista come una forza d’occupazione e si dice che contribuisca al clima di insicurezza”. “Se gli americani sono venuti per aiutarci a ritrovare la pace e la libertà – afferma – devono assistere e rafforzare le istituzioni, compreso l’esercito, darci un governo stabile e la sicurezza. E’ necessario che dichiarino un programma per il ritiro delle truppe. Se tranquillizzeranno la popolazione facendo presenti le tappe di questo ritiro, la gente ritroverà la fiducia”. Mons. Casmoussa, che subì un sequestro nel gennaio 2005 ma venne liberato dopo pochi giorni, racconta in una intervista che apparirà sul prossimo Sir bisettimanale la sua drammatica esperienza: “E’ stata inaspettata. Sono stato minacciato di morte, mi ero rimesso alla volontà di Dio e attendevo il peggio. Ho chiesto al Signore di rimanere tranquillo fino alla fine e che la sua volontà fosse fatta. Grazie a Dio sono stato liberato. Credo che la mia liberazione sia stata dovuta alla forte preghiera e all’appello di Giovanni Paolo II”. “Quando i rapitori mi dissero se volevo dire qualcosa di speciale ai miei parenti prima di morire – racconta ancora -, chiesi di poter pregare. Il mio testamento sarebbe stato: ‘Offro la mia vita per la pace in Iraq e perché i cristiani e i musulmani, mano nella mano, costruiscano il Paese, perché questo popolo ha il diritto di vivere’. La nostra vita deve finire in qualche modo, in quel momento volevo che la mia vita finisse con le mie convinzioni e la mia fede. Il resto spettava al buon Dio. Oggi non ho cambiato nulla della mia vita, continuo a vivere come vescovo, con le visite ai fedeli, le celebrazioni. Sono solo un po’ più prudente, ma con una prudenza che non mi impedisce di agire. La mia sicurezza è la sicurezza del mio popolo”.