IRAQ: VESCOVI IRACHENI “SPERIAMO NON SI VERIFICHI UN’ALTRA FALLUJA”. IL RACCONTO DI MONS.CASMOUSSA, SEQUESTRATO UN ANNO FA

” ““Si dice che le offensive americane siano contro i terroristi, ma quanti innocenti ogni volta perdono la vita? Speriamo non si verifichi un’altra Falluja”. E’ l’auspicio di mons.Shlemon Warduni, vescovo ausiliare del Patriarcato caldeo di Baghdad, che ribadisce al Sir le priorità che ritiene necessarie per riportare la pace in Iraq: “Governo stabile, chiusura delle frontiere per evitare che entrino altri terroristi, cibo e infrastrutture per tutti, togliere le armi ai civili”. E, nel momento in cui ci fosse un “governo forte e stabile”, ritiro delle truppe straniere. “Li ringrazieremo per averci portato il cambiamento ma noi desideriamo la pace, che in questo momento non c’è. Questo clima di insicurezza semina il terrore e l’Iraq è diventato un inferno”. Mons. Warduni è in questi giorni a Roma, insieme ad altri vescovi iracheni, per partecipare ad un convegno della Caritas internazionalis sull’emergenza in Iraq. “Noi vogliamo vivere – afferma a margine dell’incontro – ma per vivere abbiamo bisogno di pace. Quando usciamo di casa non sappiamo se torneremo perché ci sono le autobombe, i kamikaze, i sequestri, le macchine della sicurezza controllate a vista. Io stesso ho rischiato di morire per colpi di arma da fuoco. Ecco perché aumentano le tensioni tra sciiti e sunniti, e le chiese e le moschee vengono bombardate”. Per mons. Jean Benjamin Sleiman, vescovo latino di Baghdad e Commissario plenipotenziario, la massiccia offensiva americana di questi giorni è comunque guerra e “tutto ciò che è guerra, piccolo o grande che sia, è pericoloso e va evitato a tutti i costi. Purtroppo le situazioni sono tali per cui in questi casi non è facile essere manichei. Non è bene lasciar fare questi gruppi fondamentalisti e integralisti. Ma nemmeno rischiare di uccidere degli innocenti. Sono dei veri dilemmi e non si sa mai quale sia il minor male possibile”. (segue)
” ”