Sono almeno 100.000 i cristiani iracheni richiedenti asilo politico in Siria, Libano e Giordania, alcune migliaia in Turchia. Ma tutti hanno di fronte le stesse difficoltà: "Nessun riconoscimento dello status di rifugiati, divieto di lavorare, scarsi o nulli aiuti economici, sanitari e scolastici da parte dei governi, pochissime iniziative di aiuto anche dagli organismi delle Nazioni Unite". E’ la denuncia contenuta in un reportage pubblicato nel numero di marzo del mensile Italia Caritas, la rivista della Caritas italiana, che traccia il punto sulla situazione irachena e degli 800.000 cristiani, molti dei quali costretti alla fuga per la situazione di insicurezza vissuta nel Paese e i continui attacchi alle chiese. Migliaia di esuli, in continuo aumento, che vivono in attesa di un visto per l’Australia e per il Canada (le sole ambasciate aperte alle richieste degli iracheni) rilasciato con molta lentezza (anche anni), a causa delle quote stabilite di volta in volta (che in genere soddisfano solo un decimo delle richieste). Caritas Turchia, ad esempio, si occupa di loro, fornendo supporto alle famiglie più povere per le cure mediche, l’educazione dei minori e il rapporto con ambasciate e autorità. Ma nonostante questi sforzi, "molti minorenni sono costretti a lavorare, naturalmente in nero, in condizioni precarie e sottopagati, per mantenere la famiglia".(segue)