“L’Europa è ben più di un concetto geografico; è una storia, una civiltà. Ed è la cultura europea che segna i confini del continente”. Tadeusz Mazowiecki, primo ministro polacco dopo la caduta del regime comunista, proveniente dall’associazionismo cattolico e da Solidarnosc, ha portato la sua esperienza nel corso di un dibattito organizzato ieri sera dalla Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea) a Bruxelles. “L’Europa e le sue nazioni. Il significato delle Chiese per una identità europea” il tema assegnato all’anziano leader, che ha lanciato un forte messaggio europeista, senza escludere la “necessità di preservare le identità nazionali”. “L’Europa ha radici molteplici ha spiegato il relatore -. Il pensiero greco, il cristianesimo, i lumi e, per una certa parte della sua storia, l’islamismo. Ma nel nostro passato ci sono anche le guerre, le persecuzioni. Dopo la tragedia della guerra mondiale, il continente ha affrontato la ricostruzione in un clima di guerra fredda. In quella fase si innesta l’azione di Robert Schuman e dei padri fondatori di un’Europa unita e pacificata. Ma occorrerà aspettare il 1989 per ricongiungere l’Est con l’Ovest e il Trattato di Maastricht (1992) per rafforzare la volontà di costruire un’Europa politica. Ebbene, è difficile coinvolgere i cittadini in un reale processo democratico. Ma è necessario farlo per dare solide basi all’Europa comunitaria”. E le Chiese “possono svolgere un ruolo essenziale”.(segue)