AFGHANO CONDANNATO A MORTE: BRANCA (CATTOLICA) SU MORATORIA DELLE PENE CORPORALI NELL’ISLAM, "L’APOSTASIA È PURTROPPO UN TABÙ"

"Temo che purtroppo l’apostasia sia ancora un tabù". E’ l’opinione di Paolo Branca, docente di arabo all’Università Cattolica di Milano ed esperto di mondo musulmano. Al professore, il Sir ha chiesto una opinione circa l’appello internazionale – lanciato esattamente un anno fa dallo statista musulmano Tariq Ramadan – per una “moratoria immediata delle punizioni corporali, la lapidazione e la pena di morte in tutti i paesi a maggioranza musulmana". La questione è stata ricordata questa mattina dal segretario nazionale dell’Unione delle comunità islamiche italiane (Ucoii), Hamza Piccardo, in un’intervista rilasciata ad un quotidiano italiano sul caso di Abdur Rahman, l’afghano che rischia la condanna a morte per essersi convertito al cristianesimo. "Nella mentalità comune dei musulmani – spiega Branca – l’apostasia viene considerata una cosa molto grave. Quindi prendere una posizione chiara a favore dell’apostata sembra quasi mettersi contro il gruppo in quella percezione che i musulmani hanno di sè come comunità compatta. In fondo in fondo l’apostata è sempre reo di alto tradimento. E poi c’è una specie di fede piuttosto ingenua per cui i musulmani non riescono a capire come fa uno a lasciare la religione islamica che è quella autentica. Temono sempre che chi se ne va, lo faccia solo per ragioni economiche o politiche”. Quali prospettive per il futuro? "Credo – risponde l’esperto – che si debba assolutamente chiedere il rispetto della persona umana e della libertà religiosa. D’altra parte ci vuole anche la pazienza per aspettare che le coscienze maturano, soprattutto quelle dei musulmani che sono nati e cresciuti in Europa, ed hanno superato tanti tabù, chiusure e rigidità dei loro genitori. Bisogna continuare ad incoraggiare questo tipo di integrazione”.