“L’impegno per la tragedia che sta colpendo le aree orientali dell’Africa” e la preoccupazione “per il difficile e precario equilibrio” di Iraq e in Terra Santa, per “la crescente tensione internazionale determinata anche dal pericolo di armamento nucleare dell’Iran”, e “per i sempre più forti contrasti tra cristiani e musulmani in diversi Paesi del Medio Oriente” trovano spazio nel Comunicato finale del Consiglio episcopale permanente (Roma, 20-22 marzo). “Sono gravi e urgenti – affermano i presuli – i motivi per cercare di costruire, o ripristinare, forme di convivenza civile e di collaborazione, nel rispetto reciproco e nel riconoscimento effettivo della libertà di religione”. Riferendosi poi al recente dibattito su un eventuale insegnamento della religione islamica nelle scuole pubbliche italiane, i vescovi ribadiscono che tale insegnamento “in linea di principio non si può escludere” purché, “collocandosi nelle finalità e nelle modalità della scuola”, i suoi contenuti “non siano in contrasto con la Costituzione” ed esso “non dia luogo di fatto a un indottrinamento socialmente pericoloso”. A chi, pretestuosamente, propone di sopprimere l’insegnamento della religione cattolica, i presuli rammentano che tale insegnamento “trae le sue motivazioni dal riconoscimento concordatario che i principi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano”. (segue)