"Una novità assoluta" che produce all’interno del Parlamento israeliano "più una frammentazione che una nuova coalizione di governo ancora tutta da inventare". A pensarla così è lo storico Romanello Cantini, per il quale la vittoria del partito centrista, Kadima, è dovuta "a una considerazione più che a un’idea, a una ferrea necessità più che a un progetto originale". "Nei confini del cosiddetto Grande Israele spiega lo storico in una nota per il SIR – in pochi anni, i palestinesi con la loro più alta natalità supereranno gli israeliani e Israele diventerebbe solo uno Stato arabo con una forte minoranza ebraica". I leader di Kadima, che pure spesso provengono dall’estrema destra, lo sanno bene "e si sono ora convinti, come del resto la stragrande maggioranza degli israeliani, che la superba illusione del Grande Israele è ormai una trappola mortale e che bisogna dividere Israele e le Colonie ebraiche in Cisgiordania dalle zone della Cisgiordania con una forte densità della popolazione araba". "Nella società israeliana scrive Cantini – l’ormai vecchio sogno della pace è stato riposto in un cassetto e al suo posto trionfa un surrogato di sicurezza più o meno immaginaria con il ritiro dentro il campo trincerato dei confini cosiddetti sicuri, che è reso necessario dalle ragioni della demografia oltre che dalla impotenza nel reprimere la ribellione nei Territori occupati". (segue)