L’esercizio di tale diritto costituzionale, si precisa ancora nel documento-appello del Cssc, richiede che “sia superata ogni discriminazione economica tra gli alunni di scuole statali e paritarie allo scopo di renderne possibile l’esercizio senza condizionamenti di sorta”. “Nel sistema nazionale pubblico di educazione il diritto-dovere all’istruzione e alla formazione deve essere gratuito per tutti”, spiega il Cssc: “Quindi il denaro erogato dallo Stato e dagli Enti locali alle scuole paritarie, cattoliche e laiche, non è sottratto alla scuola pubblica statale, ma serve per realizzare le finalità generali delle politiche educative del nostro Paese”. Il contributo complessivo dello Stato alle scuole paritarie (532,330 milioni di euro nel 2005 in applicazione della legge 62/00 e 50 milioni del cosiddetto buono scuola alle famiglie) è pari all’1.4% della spesa pubblica dello Stato (41.541 milioni secondo gli ultimi dati disponibili del 2003) e dal 2001 al 2005 è rimasto sostanzialmente invariato. Per quanto riguarda il contributo alle scuole secondarie di 1° e di 2° grado paritarie, “è di appena 16 milioni di euro, cioè una vera miseria”, commenta il Cssc, rendendo noto che “anche per le scuole dell’infanzia e primarie paritarie non è certo sufficiente per coprire i costi”. Altra richiesta di fondo del documento, la “pari dignità” del sistema dell’istruzione e formazione professionale: “Siamo decisamente contrari all’introduzione di un obbligo scolastico che si realizzi esclusivamente nelle istituzioni scolastiche”, è la denuncia del Ccs, che definisce tale impostazione “non rispettosa del diritto-dovere degli allievi e delle famiglie a scegliere liberamente il percorso scolastico e formativo”.