LIBERTÀ RELIGIOSA: MYANMAR, L’ARCIVESCOVO DI YANGON PARLA DI "VOCAZIONI E CONVERSIONI" NONOSTANTE LE RESTRIZIONI

Nonostante la difficile situazione sociale e politica "le vocazioni non sono un problema" in Myanmar (ex Birmania). Ne parla l’arcivescovo di Yangon mons. Charles Bo, raccontando alla sezione portoghese di "Aiuto alla Chiesa che soffre" alcuni particolari della sua esperienza. In Myanmar, governato dal 1962  da una giunta militare di tipo totalitario che ha represso qualsiasi forma di opposizione, la Chiesa cattolica rappresenta l’1,3% dei 51 milioni di abitanti, che in maggioranza professano la religione buddista. "Il governo favorisce la religione maggioritaria – spiega mons. Bo – ma concede libertà di culto ai cattolici nelle sedi autorizzate". A seconda delle autorità locali "possono però esistere delle restrizioni – precisa – come la necessità di ottenere licenze speciali per realizzare grandi eventi religiosi". Le relazioni tra buddisti e cattolici "sono pacifiche", rassicura mons. Bo, anche se "non esiste una dialogo ufficiale". Nel Paese si verificano anche alcune conversioni al cristianesimo, soprattutto da parte dei seguaci delle religioni tradizionali.