"Al confine fra due appartenenze, che sentono come proprie, ma da entrambe le quali vengono in parte esclusi". È l’identikit dei ragazzi immigrati, la seconda generazione di chi viene in Italia in cerca di accoglienza, così come è stato delineato oggi da Germano Garatto, direttore del "Progetto Itaca" della Caritas Italiana, intervenuto al 3° Seminario regionale di formazione per responsabili e operatori della pastorale per le migrazioni, in corso a Santa Flavia (Palermo) per iniziativa di cinque Centri regionali della Conferenza episcopale siciliana. "L’emigrante adulto ha detto il relatore si può rassegnare alla marginalità, al ruolo di braccia in cui la società di accoglienza tenta di relegarlo, ma il giovane no: il suo futuro è qui, la nuova terra è anche sua. Ha più consapevolezza e non accetta che la società lo proclami uguale a parole e lo discrimini di fatto". In Italia, è la denuncia dell’esperto, le riflessioni e gli interventi sul "disagio" degli immigrati di seconda generazione "sono ai primi passi e si limitano ai problemi di inserimento scolastico, ma l’attuale provvisoria assenza di tensioni non significa assenza di discriminazioni. Il ritardo nel provvedere idonei sostegni all’inserimento di chi, come il minore straniero, si trova palesemente svantaggiato, è una oggettiva discriminazione". Stando a dati recenti, sono più di 280.000 gli alunni stranieri a scuola, pari al 3,5% sul totale della popolazione scolastica: dieci anni fa, erano poco più di 30.000, e solo nell’ultimo anno sono aumentati di circa 50.000 unità.