Pubblichiamo la nota SIR di questa settimana
Sembra passato come una folata di vento marzolino il grande clamore (sui giornali, essenzialmente) per l’udienza di Papa Benedetto XVI al Partito popolare europeo, in calendario a fine marzo. Mentre la gran parte dei leader politici hanno tenuto i nervi saldi, la levata di scudi che ha accompagnato la prospettiva (poi rientrata) di una photoopportunity papale per tre leader politici a pochi giorni dalle elezioni del 9 e 10 aprile, merita alcune considerazioni. La prima è ovviamente sul vecchio riflesso italico del provincialismo: l’agenda politica europea non ruota intorno alle elezioni italiane, che pure non sono poco significative, nel complesso puzzle degli equilibri politici di un’Unione che sta cercando un indirizzo e un assetto incisivo in un quadro internazionale difficile. La seconda considerazione è relativa, invece, a un circuito mediatico-politico, già protagonista, qualche mese fa, della campagna referendaria (sulla procreazione assistita), su posizioni opposte a quelle coerentemente prese dal mondo cattolico. Anche allora si fece un gran parlare di una pretesa ingerenza, sia prima che dopo l’appuntamento referendario. Quasi che un certo circuito mediatico-politico tenda, nello stesso tempo, a sovradimensionare e a denunciare sopra le righe l’intervento della Chiesa, verso o presunto che sia. Si tratta di riflessi culturali prima ancora che politici che vengono da lontano, dal lungo Ottocento italiano ed europeo, ma che oggi sembrano francamente sempre più datati, anche se si incrociano, volta a volta, con i temi del dibattito politico. C’è qui, allora, la terza considerazione: sotto i nostri occhi assistiamo all’esaurirsi di un movimento di lungo periodo, quello della pretesa di liberarsi dal cristianesimo pur vivendo di rendita sui valori, sul consenso, cementato dal patrimonio cristiano. È un percorso plurisecolare che i nuovi stili di vita (e la loro legalizzazione, eversiva di tradizionali istituti) e le nuove potenzialità biotecnologiche sembrano incoraggiare. Ma, proprio mentre tutto sembra inverare il progressismo radicale, lo schema salta, come è diventato chiaro per tutti dopo l’11 settembre. È evidente la centralità della religione nei processi di riaffermazione dell’identità, a livello mondiale, come anche a livello personale. Benedetto XVI sta dicendo a questo proposito parole straordinariamente incisive, pacate, aperte e lungimiranti. La politica ha nuove potenzialità e nuove responsabilità. E i cittadini ne sembrano oggi ben consapevoli. Ritornano, allora, le elezioni del 9 aprile, con un’agenda di questioni in parte nuove: forse proprio su questi temi si farà la selezione.