COMUNICAZIONE: MONS. GIULIODORI (CEI), “INTRODURRE IL FATTORE SPERANZA” E “RICHIAMARE LA CENTRALITÀ DELLA PERSONA UMANA”

“Introdurre il fattore speranza e connetterlo al sistema delle comunicazioni sociali vuol dire operare un ancoraggio antropologico di straordinaria efficacia. All’interno di un sistema che sembra destinato a fluttuare vorticosamente senza più un baricentro gravitazionale occorre innestare dei riferimenti in grado di richiamare il primato e la centralità della persona umana”. È la convinzione espressa da mons. Claudio Giuliodori, direttore dell’Ufficio Cei per le comunicazioni sociali, nel saluto rivolto ai partecipanti al convegno nazionale degli uffici diocesani per le comunicazioni sociali “Comunicare speranza” che, in preparazione al IV Convegno ecclesiale nazionale di Verona, si è aperto oggi pomeriggio ad Ancona (fino all’11 marzo). “In che modo è possibile far diventare le comunicazioni sociali fattore di vero progresso e veicolo di autentica speranza in un tempo attraversato da paure e incertezze?”. Questo l’interrogativo sotteso all’incontro nella consapevolezza che, ha osservato mons. Giuliodori, “una comunicazione sociale che avvelena la speranza, come accade oggi in molti casi, finisce per uccidere l’uomo”. Contribuire a “ridare dignità e autenticità alla stessa comunicazione perché sia a servizio dell’umanità e delle sue speranze” è allora l’impegno richiesto ai credenti, chiamati inoltre, “nell’attuale cultura dei media”, a "saper comunicare la speranza che è in noi”. “È questa – ha concluso il direttore dell’Ufficio Cei – la sfida che la Chiesa italiana sta cercando di affrontare con determinazione e coraggio attraverso il progetto culturale e con un rinnovato e articolato impegno sul fronte dei media”.