COMUNICAZIONE: MONS. MENICHELLI (ARCIVESCOVO DI ANCONA), "LA NOTIZIA CHE CI RALLEGRA SEMBRA ATTARDARSI"

"Duemila anni fa, i comunicatori erano pochi: appena dodici, i mezzi zero, ma la bella notizia arrivò e cambiò la storia. Sembra che oggi si sia rovesciata la situazione: molti comunicatori, moltissimi mezzi, ma la notizia che ci rallegra sembra attardarsi". È la diagnosi di mons. Edoardo Menichelli, arcivescovo di Ancona, ad aprire il convegno nazionale dei direttori degli uffici diocesani per le comunicazioni sociali, in corso nel capoluogo marchigiano fino all’11 marzo. "Comunicare la speranza – ha affermato il presule, citando il tema dell’incontro – è valore e compito. Il dispiegarsi feriale della storia, infatti, sembra appesantito da qualche mortifera delusione e da un inquietante interrogativo: quale futuro si apre davanti a noi?". La Chiesa sa di essere debitrice di speranza nei confronti del mondo, ha continuato il vescovo: "Essa è titolare dell’annuncio più sconvolgente della storia: Cristo Gesù, crocifisso, ora è risorto. Mezzi e qualità dell’informazione restano uno dei compiti più urgenti della Chiesa, perché essa possa essere presente nell’areopago dei tempi moderni". Per questo, il convegno vuole essere anche un ponte verso il mondo civile: "I laici e i credenti hanno insieme il compito di dispiegare nella storia il racconto che il seme della speranza è più forte di quello della zizzania. Un racconto buono che mette al bando i profeti di sventura, sempre pronti ad annerire la storia". "C’è un’innegabile consapevolezza – ha concluso Menichelli –: ciò che va ricercato oggi è la promozione della dignità della persona umana, che trova in una buona comunicazione un decisivo elemento di crescita".