Il presidente bielorusso Alexander Lukashenko e altri trenta ministri del suo governo sono da oggi ufficialmente indesiderati nell’Unione europea. La riunione dei ministri degli esteri dei 25, in corso a Lussemburgo, ha infatti deciso di negare la libera circolazione dei vertici politici di Minsk nel territorio dell’Unione quale "reazione alle elezioni presidenziali del 19 marzo", i cui risultati erano stati giudicati "inattendibili" perché viziati da brogli. Il Consiglio affari esteri certifica una posizione circolata negli ambenti comunitari già all’indomani del voto. Lo stesso atteggiamento era stato assunto settimana scorsa dal Parlamento Ue, che a larga maggioranza aveva "condannato fermamente" le elezioni presidenziali in Bielorussia, ricordando che "il regime Lukashenko non ha alcuna legittimità democratica e continua a essere l’ultima dittatura in Europa". L’Aula, che aveva tributato un lungo applauso al leader dell’opposizione Aleksander Milinkevich, presente in tribuna, aveva anche chiesto il ripristino della democrazia e la liberazione degli oppositori al regime arrestati nelle scorse settimane.