VERONA 2006: A PASQUA MANCHERANNO SEI MESI ESATTI ALL’INCONTRO NAZIONALE DELLA CHIESA ITALIANA

“In un mondo che non si aspetta più niente se non l’ultimo modello di telefonino, dove il verbo sperare è legato più ad una vincita al gioco e al farla franca davanti alle regole che all’esito finale della propria vita, la Pasqua che stiamo per celebrare è l’occasione per allargare l’orizzonte ad un oltre che appare sempre meno nei pensieri degli italiani”. E’ quanto scrive Ernesto Diaco, membro del Comitato preparatorio del IV Convegno nazionale ecclesiale di Verona (16-20 ottobre 2006), in una nota oggi per il SIR. Il 16 aprile, domenica di Pasqua, “mancheranno sei mesi esatti dall’apertura dell’evento – osserva Diaco – ma il motivo della rilevanza di questa data è un altro”: è “la risurrezione di Gesù, punto di partenza stesso dell’incontrarsi della comunità cristiana”. Per Diaco “il nostro tempo” ha bisogno del “Cristo della fede”, ma, si interroga, “quali sono le difficoltà, interne ed esterne alla comunità, che incontriamo a comunicare il vangelo? Quali le situazioni che più necessitano della speranza della risurrezione?”. Ripercorrendo le iniziative che costellano il cammino di preparazione a Verona, l’autore della nota sottolinea l’importanza che esse indichino “forme di vita cristiana di oggi, praticabili nella società liquida e globalizzata”, una sorta di “seconda fase del Progetto culturale della Chiesa italiana”.