Auspicando quindi la nascita di “feconde collaborazioni tra le parrocchie vicine”, il card. Tettamanzi ha ricordato ai sacerdoti, presenti in duomo, che al fondamento di questa strategia c’è “una grande libertà spirituale, che ci proibisce di fermarci alla conservazione e gestione dell’esistente e ci impegna, piuttosto, a rinnovare radicalmente la nostra azione pastorale”. Da un punto di vista operativo, il documento prevede che ogni comunità pastorale sia guidata da un direttivo alla cui testa c’è un responsabile. "La condivisione del ministero in un "direttivo pastorale" ha sottolineato Tettamanzi – può rendere più lieve la responsabilità e più oculate le scelte. Favorirà una dedizione più libera e lieta al servizio della Parola, alla celebrazione dei santi Misteri, alla cura per una comunità e per ogni suo settore. Faciliterà il ministero dei preti giovani che compiono il loro "apprendistato" in un contesto più comunitario. Renderà apprezzabile il ministero dei preti anziani che, liberi da oneri istituzionali, potranno mettere a disposizione la loro sapienza e santità. Assicurerà maggiormente la continuità della conduzione pastorale anche nell’inevitabile modificarsi nel tempo della composizione del direttivo". Naturalmente, come ha fatto osservare lo stesso arcivescovo, tutti questi passaggi dovranno avvenire con la "necessaria gradualità" e con la "doverosa attenzione alle persone", come pure "alle condizioni concrete che rendono realizzabile l’impostazione decisa e proposta".