PRIMO ANNO DI PONTIFICATO: NOTA SETTIMANALE.

Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana. Al centro di questa prima Pasqua del nuovo Pontificato nel giorno dal primo anniversario, c’è la straordinaria novità e nello stesso tempo la sempre viva attualità della Risurrezione: "è un salto di qualità nella storia dell”evoluzione’ e della vita in genere verso una nuova vita futura, verso un mondo nuovo che, partendo da Cristo, già penetra continuamente in questo nostro mondo, lo trasforma e lo attira a sé".
Ne consegue – come ha ripetuto Benedetto XVI nel messaggio Urbi et Orbi – un dinamismo fatto di "puro amore": "ha pellegrinato sulla terra degli uomini, ha terminato il suo cammino nella tomba come tutti, ma ha vinto la morte e in modo assolutamente novo, per un atto di puro amore, ha aperto la terra e l’ha spalancata verso il Cielo".
Ecco allora parole di speranza: "oggi, in questa nostra epoca segnata da inquietudine e incertezza, riviviamo l’evento della risurrezione che  ha cambiato il volto della nostra vita, ha cambiato la storia dell’umanità. Da Cristo risorto attendono speranza, talvolta anche inconsapevolmente, quanto sono tuttora oppressi da vincoli di sofferenza e di morte". E’ il dinamismo dell’amore e dunque della libertà, della speranza, che il Papa applica a tutte le aree di crisi del mondo, in particolare alla Terrasanta, alla crisi del nucleare, alla questione del terrorismo.
Facendo gli auguri ai popoli ed alle nazioni il Papa in questo spirito ha anche parole per l’Italia, un augurio di gioia nella luce sfolgorante di Cristo risorto, "specialmente a quanti si trovano in situazioni di bisogno e di difficoltà".  E prosegue Benedetto XVI: "nel particolare momento che sta vivendo l’Italia in questi mesi, il Signore risorto rechi serenità alla Comunità nazionale e rafforzi in quanti operano al suo servizio il vivo desiderio di perseguire obiettivi di concordia e di autentico sviluppo per il bene di tutti".
In effetti ancora una volta il Papa ha dato voce alle attese profonde. Certo c’è un’attualità politica effervescente, di fronte ad un inopinato dopo-voto e alle imminenti scadenze istituzionali. Gli elettori hanno decretato un sostanziale pareggio, che starà agli eletti tradurre in effettiva governabilità. Ma c’è anche qualcosa di più strutturale. Gli italiani hanno lanciato un messaggio preciso, che sgonfia un sistema della comunicazione che per la seconda volta consecutiva si dimostra in sostanza autoreferenziale: costruire un vero sistema di governabilità, poggiato su un tessuto forte, obiettivi comuni e condivisi, un orizzonte meno estemporaneo. Al di là di una transizione infinita, fatta dal 1994 di ripetute alternanze, potrà emergere una convincente imprenditoria politica per la fase che si apre in questi mesi, in tanto in quanto gli interessi diffusi, l’identità del Paese trovi forme convincenti ed esplicite di espressione.