VERSO VERONA: MONACHESIMO NELLA CHIESA ITALIANA, NON È "UN’ELITE DI SEPARATI"

“La presenza monastica è un segno di speranza per la Chiesa italiana. Non è, come superficialmente si potrebbe pensare, una chiesa marginale, ma essa ha molto da dare alla comunità ecclesiale”. Lo ha detto mons. Lorenzo Chiarinelli, vescovo di Viterbo, nel suo intervento alla V assemblea nazionale del Cim, la Conferenza monastica italiana, in corso nell’abbazia benedettina di Santa Scolastica di Subiaco (Roma). “Il monachesimo – ha affermato il presule richiamando il prossimo convegno ecclesiale di Verona di ottobre – è testimone di Speranza nella chiesa perché è esperienza di Resurrezione che si fonda sulla pienezza del Regno. Il monachesimo testimonia il primato di Dio e della Parola nella vita quotidiana alimentato dalla preghiera. Non è una chiesa marginale ma un segno di novità per tutta la comunità”. Nella mattinata madre Maria Ignazia Angelini,abbadessa di Viboldone (Mi) aveva ricordato che “i monaci e le monache invitano a parlare della speranza. In un’epoca attraversata da ‘passioni tristi’, cinismo e malinconia, il monachesimo custodisce nel dialogo la via della speranza. Il monachesimo – ha aggiunto – è espressione di chiesa e non di un’èlite di separati. Il monaco sta nella chiesa come richiamo alla silenziosa attesa della Parola”. Una sfida comune a tutti i battezzati. “I monasteri devono sentirsi responsabili di risvegliare nei fratelli l’antica fede. Non sono luoghi di una fuga dal mondo ma luoghi di incubazione della modernità dove si lotta contro la convinzione che non c’è più niente da fare nel presente. Sono luoghi di speranza”.