Rilanciare un “cammino”, un tempo molto praticato dai pellegrini diretti a Roma, e che oggi merita di essere riscoperto nel suo grande significato spirituale ed ecclesiale. E’ l’invito che i vescovi delle diocesi poste lungo la Via Francigena rivolgono ai giovani in occasione del pellegrinaggio "Ad limina Petri" promosso dal Servizio nazionale per la pastorale giovanile della Cei, in collaborazione con altri Uffici, e presentato oggi a Roma. "La vita di ogni persona e la stessa esperienza di fede scrivono i presuli – devono essere percepite e vissute come un pellegrinaggio, un cammino verso una mèta. Questa interpretazione ci viene anche dalla tradizione biblica, a cominciare dall’esperienza di Abramo, padre e pellegrino nella fede". La proposta di percorrere la via Francigena, 816 chilometri da Susa a Roma, "è meritevole di attenzione, perché esperienze di questo genere sono in grado di portare a consapevolezza e fissare per sempre i principi fondamentali della vita di fede di una persona. Noi, vescovi delle diocesi che saranno coinvolte nel pellegrinaggio, ci auguriamo che molti di voi, cari giovani, possiate accogliere l’invito a partecipare a questa esperienza di fede pensata proprio su misura di ciò che oggi più sta a cuore ai giovani e alle ragazze più capaci di riflessione: incontrare altri giovani, confrontarsi con le loro idee ed esperienze di fede e, soprattutto, vivere incontri “forti” con diverse Chiese locali, che possono aprire nuovi squarci di luce capaci di condurci a vedere, conoscere, incontrare e seguire il Signore Gesù. I tanti giovani e ragazze che si metteranno in cammino potranno poi dare un contributo affinché il tema del prossimo convegno di Verona, “Testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo”, possa portare entusiasmo e impegno a tutta la Chiesa italiana".