UNIVERSITÀ: FUCI, "COME RISPONDERE AI CAMBIAMENTI?". L’IMPORTANZA DELLA "DIMENSIONE COMUNITARIA"

L’università cambia per motivi sociali e culturali. Come cambiano gli universitari cattolici, quale contributo possono dare? E’ questo il filo rosso delle varie tesi congressuali di cui si parlerà durante il 58° Congresso nazionale della Fuci (Federazione universitaria cattolica italiana) intitolato "Work in progress. Università e forme nuove del sapere" in programma a Pisa dal 28 aprile al 1° maggio. La Fuci, che celebra quest’anno anche il 110° anniversario dalla fondazione, si rende conto che "l’università cambia per questioni di ordine sociale, ad esempio l’aumento degli iscritti, e di ordine culturale, con la cosiddetta ‘rivoluzione dei saperi’". E’ una cultura "sempre più attenta ai risultati, al saper fare, che pare avere il sopravvento sulla speculazione, l’indagine". Si passa così "da uno studente vocazionale a uno professionale". Eppure, si chiede la Fuci, "può ancora l’università educare alla partecipazione, formare cittadini con orizzonti mondiali, oltre che professionalizzare?". Gli universitari della Fuci cercheranno risposte durante il convegno, per ora ribadiscono che "l’atteggiamento più adeguato alla situazione è quello di guardare al nuovo senza allarmismi, senza nostalgia per il vecchio, interrogandoci sul presente, senza demonizzarlo". E proponendo anche dei contributi, come quello dato dalle esperienze di associazionismo, che propongono "il recupero della dimensione comunitaria, sempre più rara nella nostra università".