25 APRILE – 2 GIUGNO: NOTA SETTIMANALE

Pubblichiamo la nota SIR di questa settimana.

Inizia, con il 25 aprile, il trittico di festività che porterà, il 2 giugno, a celebrare il 60° anniversario della Repubblica. Quest’anno più che mai la riflessione e la celebrazione storica si intrecciano con l’attualità politica, l’avvio della legislatura, le elezioni presidenziali e il referendum confermativo sulla riforma della seconda parte della Costituzione. Proprio per questo è importante ricordare e guardare in prospettiva. Se negli anni scorsi è emersa con evidenza la necessità di recuperare una visione complessiva del periodo, in particolare nei confronti dei vinti nella "guerra civile" del 1943-1945, oggi sembrano emergere due considerazioni sintetiche a proposito del passaggio dalla Liberazione alla Repubblica, alla Costituzione, ancor oggi decisivo e fondamentale. La prima è che si è trattato di un processo costituzionale lungo. Ma non certo per pigrizia. Perché occorreva tenere dentro forze politiche e culturali diverse ed era necessario che tutte si sentissero reciprocamente garantite, per cui si evitasse l’epilogo del primo dopoguerra, con l’avvento del fascismo e quello che stava succedendo nell’Europa centrale e orientale con l’avvento dei regimi comunisti. Un processo costituzionale lungo permette ai partner di conoscersi e di collaborare, di costruire un sistema di reciproche garanzie. Permette dei compromessi, nel significato etimologico del termine (cioè promettere insieme, assumersi reciprocamente un impegno). Un processo lungo permette nello stesso tempo di offrire una base per un doppio movimento, che si sperimenterà in Italia tra il 1947 e il 1948 e poi si riprodurrà nei decenni successivi. È un processo di esclusione e di inclusione, per cui una parte politica è esclusa dal governo ma inclusa nel processo di redazione e poi di attuazione della Costituzione. Queste due sintetiche lezioni di sessant’anni fa, la pazienza di un processo lungo e un doppio e contestuale movimento di inclusione e di esclusione, possono dare i loro frutti anche oggi. È cambiato tutto, sono cambiati i soggetti politici protagonisti del 25 aprile come del 2 giugno, si è delineato un sistema non più centripeto, ma bipolare con alternanza. Eppure il passaggio è avvenuto quasi per preterizione, come si trattasse di una lunga, più che decennale transizione. Per un approdo di stabilità occorre allora pazienza, una pazienza però costituente, cioè finalizzata a obiettivi alti e, nello stesso tempo, occorre la lungimiranza di pensare in termini sistemici, cioè a quanto divide (esclude reciprocamente) gli schieramenti insieme a quanto unisce (cioè include). I conflitti e i compromessi conseguenti allora non saranno al ribasso, cioè parametrati sull’utile momentaneo, ma potranno assicurare al Paese quell’approdo di stabilità strutturale che le grandi sfide internazionali di oggi e di domani richiedono con sempre più pressante urgenza.