"Un disastro che ha segnato anche la nostra vita. Nel 1987, infatti, con un referendum gli italiani dissero il loro no all’impiego dell’energia nucleare". Così il teologo Karl Golser, esperto di tematiche ambientali e presidente dell’Istituto per la giustizia, la pace e la salvaguardia del creato della diocesi di Bolzano-Bressanone, ricorda 20 anni dopo (26 aprile 1986) la tragedia di Chernobyl. Commentando, in un’intervista al SIR, l’ipotesi di un ritorno al nucleare, quale possibile soluzione ai problemi energetici che gravano sul nostro Paese, il teologo afferma: "Bisogna tenere ben presente che non è mai data assoluta sicurezza su questo sistema energetico. C’è poi il problema concreto dello smaltimento delle scorie. Occorre valutare in questo caso che noi abbiamo delle responsabilità verso le generazioni future. Sappiamo che anche se vengono interrate, le scorie rimangono attive anche per migliaia di anni". Golser che più volte è stato in Bielorussia racconta come le persone hanno cercato di reimpostare la propria vita dopo l’incidente nucleare: "Durante uno dei miei ultimi viaggi, l’amministratore della Facoltà teologica mi ha parlato di un accordo con l’Australia, che acquista dalla Bielorussia a prezzi molto bassi prodotti alimentari controllati, che vengono poi distribuiti e utilizzati nelle case di riposo, e la Facoltà stessa ottiene una provvigione in questo progetto che la vede coinvolta. Questa è una delle iniziative che vengono avviate per aiutare l’economia dell’intero Paese, al pari dell’impegno che viene messo, ad esempio, nella promozione del turismo".