Ricordando che Gesù, dopo il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, ordina agli apostoli di raccogliere i pezzi avanzati, mons. Bagnasco ha evidenziato “quanto sia illuminante questa sollecitudine. Non solo indica una via di saggezza umana quanto mai necessaria per la vita individuale, familiare e sociale: la cura per non sprecare i beni perché tutto è grazia”. Infatti, “raccogliere e custodire l’eredità spirituale e morale, civile e religiosa delle singole persone, delle istituzioni, di un popolo, è un dovere grave di tutti e di ciascuno, dovere intriso di riconoscenza e ammirazione. Non si tratta solo di serbare con cura, ma anche di arricchire quel patrimonio con coscienza e generosità”. Per mons. Bagnasco “la sollecitudine di Gesù esprime anche un’altra straordinaria verità: la certezza che nulla del bene compiuto andrà perso; nessun frammento di generosità, di altruismo, di sacrificio sarà sprecato”. “Nel grande convito dell’umana esistenza, nella grande famiglia dei popoli, ognuno è chiamato a concorrere alla fame di chi ha fame di verità, giustizia, pane, pace, ma il dovere è unico e impellente. E in questa corale responsabilità ognuno partecipa, non poche volte nella storia, con il sacrificio supremo della vita. Ma niente andrà perduto: niente del bene che viene offerto con dedizione e umiltà”. “Il sacrificio dei militari caduti, di ieri e di oggi – ha concluso l’ordinario militare – è parte vivissima e contributo ineguagliabile per un’umanità migliore e per un mondo di pace”.