Magistero della Chiesa e mondo dei media: un binomio conciliabile a patto che "il primo non sia vissuto come fatto mediatico, ma come esempio di catechesi". Parte da qui la riflessione di mons. Angelo Amato, segretario della Congregazione per la dottrina della fede, che ha aperto i lavori della seconda giornata del seminario "Direzione strategica della comunicazione nella Chiesa" in corso alla Pontificia Università della Santa Croce in Roma. "Il magistero – ha detto mons. Amato – non e’ al di sopra della Parola di Dio, ma ha i compiti di ascoltarla, custodirla, esporla con fedeltà, proporla ai fedeli". La questione e’ "come proporre e come comunicare il magistero in un tempo in cui l’esistenza e’ pervasa da un diffuso relativismo, da una cultura del nichilismo e delle biotecnologie che fanno prevalere l’opinione sulla ricerca della verità e da un’altrettanto diffusa povertà culturale di buona parte dei cristiani".
Dopo avere affermato che per molti media "ciò che realmente fa problema e’ il contenuto dei documenti magisterali", ha aggiunto che "la stampa cattolica non deve appiattirsi sull’agenda laica, ne’ deve essere autolesionista. Deve invece puntare all’attualità delle notizie e alla formazione permanente. La comunicazione ecclesiale per non essere stravolta dalle agenzie e dai giornali deve essere autorevole, immediata, corretta, convincente e positiva".