"Il Signore rivolge a me in primo luogo l’avvertimento evangelico: ‘Se uno mi vuol servire mi segua, e dove sono io là sarà anche il mio servo’. Il vero servo non può dimorare in un luogo diverso da quello dove abita il suo Signore: nell’amore che prende corpo nel dono di sé fino alla morte. E questa dev’essere, carissimi fedeli, la dimora abituale del vostro arcivescovo". Con queste parole il card. Carlo Caffarra si è rivolto ieri pomeriggio alla Chiesa bolognese raccolta nella cattedrale di San Pietro per la prima messa solenne dopo l’elevazione alla dignità cardinalizia. L’arcivescovo ha ringraziato per la partecipazione i numerosi fedeli e le autorità; tra i presenti, l’arcivescovo ortodosso Gennadios, in rappresentanza del patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I, a cui proprio alla vigilia del Concistoro il card. Caffarra aveva fatto visita. Rivolgendo uno "speciale" ringraziamento all’esponente della Chiesa ortodossa, il porporato ha osservato come questo gesto rappresenti "un profondo vincolo nella stessa sequela di Cristo che ogni giorno più si costituisce e si rinsalda". Infine, l’arcivescovo ha ricordato Giovanni Paolo II: "’Vogliamo vedere Gesù’, chiesero i greci a Filippo, e in fondo è ciò che chiede anche l’umanità di oggi. Giovanni Paolo ha concluso ha percorso tutte le strade del mondo perché l’uomo, ogni uomo, potesse vedere Gesù e in Gesù vedere se stesso e la sua dignità; potesse sciogliere l’enigma della sua vita, scoprendo la verità dell’amore".