MORTE TOMMASO: COLOMBO (UN. CATTOLICA), "NON È STATA UNA BELLA PAGINA DI GIORNALISMO" MA "NON SI PUÒ IMPUTARE TUTTO AI GIORNALISTI"

“Una tragica vicenda in cui l’informazione poteva essere un po’ più prudente e rispettosa”. Il rapimento e l’uccisione del piccolo Tommaso Onofri, per Fausto Colombo, direttore dell’Osservatorio sulla Comunicazione dell’Università Cattolica di Milano, “è stata una notizia cattivissima che ci ha messo a contatto con il male. Un fatto di cronaca nera che aveva tutto per diventare un caso collettivo: il rapimento, la tenera età del rapito e la sua malattia, lo strazio dei familiari”. “Era dunque facile prevedere una grande massa di informazioni e quindi anche il rischio di violare dei codici o delle norme come il buon gusto e il rispetto per le vittime. Abbiamo assistito alla violazione della privacy, alla pubblicazione di notizie coperte da segreto istruttorio e aggiungerei anche la scarsa capacità critica di trasmissioni di gossip che hanno intervistato – a detta di alcuni giornali, pagando, – persone che poi si sono rivelate essere gli artefici del delitto. Non è stata una bella pagina di giornalismo”. Tuttavia, aggiunge Colombo, “non si può imputare tutto ai giornalisti. C’è una circolarità con il pubblico e con la sua richiesta di notizie che, situate fra il curioso e il morboso, non hanno aggiunto nulla all’informazione”. “Il male non è sempre spiegabile scientificamente – conclude il docente della Cattolica – L’eccesso di informazione e curiosità è legato a questo paradossale fascino del male che al tempo stesso attrae e spaventa. Solo un’informazione sempre più rispettosa di principi e norme etiche potrebbe aiutare a far crescere la capacità critica dei lettori. La Carta di Treviso, a tutela dei minori, in questo senso resta un tentativo interessante di autoregolamentazione e di formazione giornalistica”.