Desta "sorpresa" nei vescovi toscani "una certa polemica sul contributo per il sostegno economico alla Chiesa Cattolica" da parte dello Stato (otto per mille) e da parte dei Comuni (nove per cento). I vescovi chiariscono che "il sostegno dello Stato non è un’invenzione dei nostri giorni: parte dalla seconda metà del 1800, quando furono incamerati gli Enti ecclesiastici ed è stato mantenuto anche da governi anticlericali. Questa normativa entrò nel Concordato del 1929 e fu recepita nella revisione del 1984, che ne aggiornò le norme tenendo conto della Costituzione della Repubblica italiana e del Concilio Vaticano II". Le motivazioni di questo sostegno, oltre che nel fatto storico, hanno "il loro attuale fondamento nella constatazione che il grande patrimonio artistico, bibliotecario e archivistico della Chiesa è un bene di inestimabile valore per tutta la società civile" e la sua fruizione "è a disposizione di tutti con un ritorno culturale ed economico di gran lunga superiore a quanto la Chiesa riceve". Inoltre, proseguono i vescovi, è davanti agli occhi di tutti la carità esercitata sia nelle nostre realtà diocesane con una multiforme varietà di istituzioni e interventi, sia nei confronti delle Nazioni povere del mondo cui sono destinati ingenti e costanti aiuti". "La Chiesa concludono i vescovi toscani – non chiedendo nessun ‘privilegio’, auspica che si continui in quella collaborazione che è necessaria per rendere un prezioso servizio a tutta la collettività".