"Mi vengono attribuite parole che non ho pronunciato e idee che naturalmente non corrispondono al mio pensiero. Ciò è molto scorretto": così il genetista Bruno Dallapiccola, presidente dell’associazione "Scienza & vita" risponde ad alcuni lanci di agenzia di oggi che, in particolare nella titolazione, gli attribuiscono un "sì" rispetto alla diagnosi preimpianto e un’apertura alla revisione della legge 40 nei punti che riguardano tale pratica diagnostica. Dalla Piccola ribadisce di essere contrario a rimettere mano alla legge 40: "quelli che ho portato sono dei casi di studio che non rappresentano una tendenza generale. Nell’ipotesi remota in cui il dibattito in materia si riaprisse, eventualmente si potrebbe riconsiderare la diagnosi preimpianto solo ed esclusivamente per le 200 coppie infertili che hanno anche un problema genetico. Di qui a farmi dire che sono a favore della modifica della legge 40 ce ne corre. Per la stragrande maggioranza dei casi vale, infatti, il principio di precauzione, visto che tutte le evidenze scientifiche vanno nel senso indicato dalla legge 40, che esclude la diagnosi preimpianto". La diagnosi preimpianto presenta secondo Dalla Piccola "un non trascurabile margine di errore e riduce in modo significativo le probabilità di successo per l’attecchimento dell’embrione. Questo è ciò che è sempre stato detto in campagna referendaria. Riaprire un dibattito di questo tipo conclude – non significa, comunque, accettare che la diagnosi preimpianto sia lo strumento d’elezione per monitorare le coppie fertili a rischio genetico".