Come la storia di Lucienne, arrivata in comunità a 30 anni, malata di psicosi, non parlava né camminava. ” Per 30 anni ha vissuto sempre e solo con la madre, con la quale aveva un legame fortissimo – ha raccontato -. Quando la mamma si è ammalata ed è stata portata in ospedale ha sofferto il trauma di una separazione fortissima. E’ entrata in una angoscia orribile, urlava, urlava, urlava, anche da noi in comunità”. Quelle urle non sedate dai farmaci perché i medici scelsero di “aiutarla a liberare la sua angoscia” furono per Jean Vanier occasione per scoprire “la mia violenza, la mia capacità di rifiutare qualcuno, le mie paure ed angosce. Ricordai che quando nacque mia madre soffrì di depressione per tre anni: ora conosco il perché delle mie angosce, conosco meglio me stesso. Sono riconoscente a Lucienne perché mi ha fatto vedere chi sono e che ho bisogno anch’io di essere liberato”. “Non dico che tutti dovremmo fare una psicoterapia – ha concluso – ma dobbiamo guardare in faccia le nostre paure e parlarne, affinché la relazione con gli altri non ci impedisca di entrare in contatto con noi stessi”.