"Purtroppo si fa soltanto pubblicizzazione di eventi o di persone senza metterle in un contesto. Non si contestualizza mai spiegando quale sia la funzione del carcere, ossia portare le persone, il più possibile civilmente, a rivivere la loro storia". E’ il parere espresso al Sir da don Sandro Spriano, cappellano di Rebibbia, sulla sovraesposizione mediatica di questi giorni di Erika, la ragazza di Novi Ligure che uccise insieme al fidanzato la madre e il fratello. Erika é ritratta in foto e video nella sua prima uscita dal carcere, mentre gioca a pallavolo con le amiche. "E’ difficile prevedere o giudicare gli effetti dell’esposizione mediatica commenta don Spriano -. Ma sono favorevole ad una apertura, perché se davvero crediamo che queste persone debbano scontare la pena, recuperare ed uscire, dobbiamo anche impattare con una realtà che invece rifiuta tutto ciò. Anche Erika deve crescere come persona. Non è necessario vederla in lacrime, vestita di nero o che si batte il petto. Ha un percorso, sta espiando una pena. Farle mettere il piede fuori per riportarla all’interno della società civile credo sia quanto di più dignitoso e buono ci sia". L’aspetto più problematico, secondo don Spriano, è la spettacolarizzazione delle persone e delle situazioni: "Purtroppo i giornalisti preferiscono il caso piuttosto che parlare del contesto. Ma non bisogna neppure dare spazio alla mentalità che vorrebbe in carcere la persona per sempre".