Essere protagonisti nel territorio e nella parrocchia. È con questo spirito che il 26 maggio si celebrerà "Oggioratorio" la giornata degli oratori, quest’anno collegata nel tema al prossimo convegno ecclesiale di Verona: "Testimoni di Gesù risorto speranza del mondo… in oratorio". Proposta dal Forum degli oratori italiani (Foi), nel giorno della festa di San Filippo Neri, che inventò il nome “oratorio”, l’iniziativa è per don Massimiliano Sabbadini, presidente del Foi, "l’occasione per gli oratori di essere protagonisti nel territorio dove possono promuovere iniziative, nella parrocchia, dove è bello che le comunità dedichino loro attenzione; e protagonisti anche per gli “attori” di ciascun oratorio, perché possono riflettere sulla loro vocazione educativa". L’oratorio non perde il suo fascino "perché non è solo una risposta al problema del tempo libero, l’oratorio è un clima di accoglienza, è un ambiente educativo che veicola valori e che mette i ragazzi al centro. E’ un progetto e l’impegno di una comunità cristiana di dedicarsi alla formazione e alla crescita dei ragazzi". Per sostenere l’attività degli oratori è stata emanata anche una legge. "La legge 206 – conclude don Sabadini – è un traguardo importante per il risvolto culturale: vede l’oratorio inserito nella comunità civica alla luce dei rapporti di rispetto e collaborazione tra Stato e Chiesa. Ma se ci si aspettava che la legge portasse benefici economici agli oratori, allora c’è da essere delusi, perché non porta finanziamenti diretti agli oratori. Questi sono in capo alle Regioni". Secondo una stima sono 220 gli oratori aderenti al Foi. A questi vanno aggiunte le migliaia di circoli che fanno parte delle associazioni vicine al Foi.