Nella catechesi odierna, il Papa si è soffermato sul dialogo tra Pietro e Gesù sul lago di Tiberiade, con Gesù che utilizza il verbo "agapào", per chiedere a Pietro "l’amore senza riserve, totale e incondizionato", e Pietro che risponde con il verbo "filéo", che "esprime l’amore di amicizia, tenero ma non totalizzante". "Verrebbe da dire ha detto il Santo Padre commentando la riposta finale di Pietro ("Signore, tu sai tutto, tu sai che ti voglio bene") – che Gesù si è adeguato a Pietro, piuttosto che Pietro a Gesù! E’ proprio questo adeguamento divino ha aggiunto a dare speranza al discepolo, che ha conosciuto la sofferenza dell’infedeltà. Da qui nasce la fiducia che lo rende capace della sequela fino alla fine". Da quel giorno, Pietro ha seguito Gesù "con la precisa consapevolezza della propria fragilità, ma questa consapevolezza non l’ha scoraggiato", perché "sapeva di poter contare sulla presenza accanto a sé del Risorto. Dagli ingenui entusiasmi dell’adesione iniziale, passando attraverso l’esperienza dolorosa del rinnegamento ed il pianto della conversione, Pietro è giunto ad affidarsi a quel Gesù che si è adattato alla sua povera capacità di amore". “Così anche noi lo seguiamo ha aggiunto il Santo Padre a braccio perché sappiamo che Gesù ci accetta nella nostra povera capacità di amare”.