Egoismo, fretta, relativismo, pessimismo, ipocrisia, “esagerata concentrazione su se stessi”. Sono alcuni pericoli, tipici della cultura oggi dominante, che i sacerdoti devono evitare, rispondendo al “tanto rumore” con il “silenzio” della preghiera. Come quello – “profondo” e “indimenticabile” – di un milione di giovani a Colonia. Ne è convinto il Papa, che nel discorso rivolto al clero polacco ha ricordato che “dai sacerdoti i fedeli attendono soltanto una cosa: che siano degli specialisti nel promuovere l’incontro dell’uomo con Dio”. “Al sacerdote non si chiede di essere esperto in economia, in edilizia o in politica. Da lui ci si attende che sia esperto nella vita spirituale”, ha detto Benedetto XVI, secondo il quale “quando un giovane sacerdote fa i suoi primi passi, occorre che possa far riferimento ad un maestro sperimentato, che lo aiuti a non smarrirsi tra le tante proposte della cultura del momento”. “Di fronte alle tentazioni del relativismo o del permissivismo ha ammonito il Pontefice – non è affatto necessario che il sacerdote conosca tutte le attuali, mutevoli correnti di pensiero; ciò che i fedeli si attendono da lui è che sia testimone dell’eterna sapienza, contenuta nella parola rivelata”.