GIUSEPPE LAZZATI: “ATTIRAVA A SÉ I GIOVANI PERCHÉ SAPEVA ASCOLTARLI”

"Lazzati era fedele al significato originario del termine cultura, che intendeva come coltivazione dell’uomo". Il suo impegno di studioso, di educatore dei giovani, "era dunque fortemente legato a una visione antropologica". Luigi Pizzolato, allievo del rettore dell’Università Cattolica scomparso venti anni fa, ne ha tratteggiato oggi il rapporto tra fede e cultura nel corso del convegno promosso dall’ateneo di largo Gemelli di Milano, che vede tra i relatori i cardinali Dionigi Tettamanzi e Carlo Maria Martini, Marcello Malpensa, Luciano Caimi, Luciano Pazzaglia, Nicola Raponi, Sergio Zaninelli, padre Raniero Cantalamessa, Annamaria Cascetta, Agostino Giovagnoli e Pietro Scoppola. Vari contributi si sono soffermati sulla "eredità dell’educatore". Secondo Luciano Caimi, docente di pedagogia, "Lazzati mostrava una tensione educativa costante", che si fondava "sulla intensità della preghiera, capace di inverarne le parole e gli insegnamenti". "Egli attirava a sé i giovani perché sapeva ascoltarli"; "la sua testimonianza era aperta, il tratto accogliente, la parola aperta ma esigente e mai incline ai compromessi". Per Caimi, "Lazzati è stato un maestro e un testimone cristiano credibile, perché ciò che diceva con la parola era da lui testimoniato con la vita".