"I negoziati sono stati interrotti": non usa mezzi termini il commissario all’allargamento Olli Rehn per spiegare la sospensione delle trattative tra Unione europea e Serbia per un accordo di "stabilizzazione e associazione". La decisione, che gela i rapporti tra Bruxelles e Belgrado, è stata assunta in giornata dopo che Carla Del Ponte, procuratore capo del Tribunale internazionale dell’Aja sulla ex Jugoslavia, aveva informato lo stesso Rehn della "deludente cooperazione" fornita dal paese balcanico per giungere all’arresto del generale serbo-bosniaco Ratko Mladic, ricercato per crimini di guerra risalenti al conflitto interetnico degli anni ’90. A margine della conferenza stampa dedicata ai due anni dell’ampliamento dell’Ue, Rehn ha affermato di aver ricevuto una valutazione dall’Aja sulla collaborazione del governo serbo per assicurare alla giustizia internazionale Mladic. Il commissario ha aggiunto: "Riprenderemo i negoziati quando la Serbia darà piena collaborazione" alla Corte. Dal canto suo il premier Vojislav Kostunica ha affermato, con una nota scritta, che la sospensione dei negoziati "è un enorme danno per la Serbia, il governo e il popolo serbo". Quindi Kostunica ha reso nota una dichiarazione con la quale impone a Ratko Mladic di consegnarsi al Tribunale: "Mai nella nostra storia vi si legge – è accaduto che per il comportamento di un singolo ufficiale pagassero un intero Stato e il popolo".