IRAQ: I DUBBI DELLE ONG SULLA MISSIONE CIVILE-MILITARE PER LA RICOSTRUZIONE

L’idea, paventata dal nuovo Governo, di inviare in Iraq una missione di cooperazione civile per la ricostruzione, tutelata da un contingente militare di circa ottocento persone, "lascia forti dubbi e perplessità", nelle Ong aderenti a Forum Solint. "L’Iraq non può essere considerato un Paese sottosviluppato", dichiara Nino Sergi, Segretario generale di Intersos, una delle Ong del Forum, in una nota indirizzata oggi a Prodi e ai ministri D’Alema e Parisi. "Si tratta di un Paese con potenzialità economiche importanti e gli iracheni, se aiutati, hanno le capacità per potere direttamente assumere l’iniziativa e la responsabilità del proprio sviluppo". Continuare le attività sociali, culturali e di ricostruzione grazie al lavoro del personale iracheno e dei partners istituzionali o sociali con cui collaborano, è questa, per il Forum, "la principale via da seguire, in un rapporto di cooperazione che valorizza le potenzialità degli iracheni in una relazione di partnership programmata congiuntamente". "I Provincial reconstruction teams (Prt), squadre di ricostruzione provinciali composte da civili e militari – continua Nino Sergi – che dovrebbero essere istituite in Iraq, sarebbero l’avallo della commistione civile-militare che non permette alcuna distinzione e che mostra alle popolazioni un unico volto dell’azione di cooperazione, quello delle armi. È la via che porta alla negazione del significato dell’azione di cooperazione delle Ong ed in particolare della specificità dell’azione umanitaria".